Che ci azzecca il titolo? Seguitemi, seguitemi, qui si argomenta di economia ed ecosostenibilità :-)
Le città intelligenti. Moda, tendenza, delirio, paradosso! Un paio di letture per contestualizzare il tema: A) L’editoriale di Carlo Mochi Sismondi B) l’aggregatore di Liquida sponsorizzato IBM.
Tutto chiaro vero? Città intelligenti come suggestione, o come sfida per la nuova economia immateriale? Andiamo con ordine e vediamo che ci azzecca la filosofia degli Open Data, trattata così spesso in questo blog.
Siamo a Vancouver (CA), avete presente la città delle Olimpiadi, ecco proprio quella che da molti sociologi ed economisti viene indicata come una delle città più vivibili del pianeta. Anche a Vancouver, la municipalità ha liberalizzato ogni forma di dato (http://data.vancouver.ca/). Si va dai più semplici RSS, o meglio “City Web Feeds”, ai dati geospaziali, passando per quelli catastali, passando per la motorizzazione civile, per arrivare sino a quelli relativi alle attività di asporto rifiuti. Fantascienza vero?
Sembra bizzarro, ma con questi dati grezzi si può costruire un applicazione mashup che riesce a geolocalizzare gli interventi di asporto rifiuti nei quartieri, gli orari di passaggio dei mezzi permettendo ai cittadini e alle aziende di farsi trovare pronti, utilizzando l’integrazione con iCal o con semplici sistemi di alerting (http://vantrash.ca/).
Io già la proporrei a Napali, che ne dite?
Le smart city come Vancouver puntano all’ecosostenibilità, e non è un paradosso che il web le aiuti nel raggiungere questo scopo.
Altra città Smart. Londra!
Qui, nella visione più integralista del tema, si potrebbe immaginare un passo indietro della Pubblica Amministrazione a tutto vantaggio delle imprese. Ciò porterebbe quest’ultime a intraprendere una competizione sulla qualità dei servizi e delle applicazioni prodotte, che genererebbe sicuramente una ripresa di tutto il settore dell’economia immateriale.
A Londra, però, hanno immaginato la Pubblica Amministrazione come mediatore. La municipalità (http://data.london.gov.uk/), infatti, oltre a mettere a disposizione i dati, sottopone gli stessi, o i loro insiemi, a veri e propri sondaggi sull’utilizzo da parte di persone o aziende. Il risultato sono applicazioni ibride, tecnicamente dei mashup con i social media, come nel caso della mappa degli incendi dolosi di Londra (http://www.maptube.org/home.aspx/).
E allora, ci azzeccano i dati liberi con le smart city?
